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L' impatto del turismo sull’ambiente


In generale, l’industria turistica produce impatti ambientali negativi attraverso lo sfruttamento delle risorse, l’inquinamento e i rifiuti generati dallo sviluppo di infrastrutture e servizi per i turisti nonché dall’utilizzo dei mezzi di trasporto per gli spostamenti verso e all’interno della località.

Il sovrautilizzo dell’acqua è uno dei maggiori problemi connessi con lo sviluppo del turismo. Le strutture ricettive (soprattutto gli alberghi di categoria più elevata) fanno un uso elevatissimo di acqua per le piscine, per i campi da golf e per l’uso personale da parte dei turisti. Ciò può determinare gravi conseguenze per le forniture di acqua per la popolazione locale, con cui le strutture turistiche entrano spesso in competizione. In effetti è paradossale il fatto che queste situazioni si verifichino soprattutto nelle località balneari del bacino mediterraneo e dell’Asia meridionale, caratterizzate da un clima che rende il problema della scarsità d’acqua già di per sé pressante. Si viene così a creare spesso una situazione di ostilità da parte della popolazione locale nei confronti dei turisti, con conseguenti impatti sociali oltrechè ambientali. In Asia del Sud gli effetti più devastanti sono stati provocati dal boom della costruzione dei campi da golf, che richiedono, per essere mantenuti, quantità ingenti di acqua, che vengono sottratte all’uso delle popolazioni locali e per l’uso corrente o per le attività agricole. Uno studio dell’organizzazione britannica Tourism Concern ha rilevato che la quantità di acqua utilizzata quotidianamente per un campo da golf standard potrebbe soddisfare i bisogni di 60000 persone. Il mantenimento dei campi da golf richiede inoltre un vasto uso di fertilizzanti, pesticidi ed erbicidi che inquinano l’acqua e possono essere dannosi per la salute.

Un altro problema frequente è dato dalla quantità elevata di rifiuti generata dall’industria turistica, specialmente per le economie meno avanzate che non sono dotate di infrastrutture adeguate per gestire le quantità aggiuntive di rifiuti. Ai Caraibi, il boom del turismo crocieristico ha provocato un forte aumento di rifiuti solidi e liquidi (70000 tonnellate circa ogni anno) da smaltire nei porti di approdo. Lo scarico di questi rifiuti nelle acque limitrofe determina l’inquinamento delle scarse riserve d’acqua dolce, il deterioramento dell’ecosistema marino, la distruzione delle barriere coralline e l’erosione delle coste. Questa forma di inquinamento è motivo di forte preoccupazione in particolare per i piccoli Stati insulari, dove lo scarico dei liquami e la perdita del carburante dalle imbarcazioni pregiudica drammaticamente l’habitat marino e l’ambiente costiero. Nelle zone turistiche montane, sono i turisti del trekking a generare una grande quantità di rifiuti: spazzatura, bombole d’ossigeno e talvolta anche l’equipaggiamento da camping. Tali comportamenti determinano il deterioramento del paesaggio naturale con tutti i detriti tipici delle società “sviluppate”. Alcuni percorsi nelle Ande peruviane e in Nepal frequentemente attraversati dai turisti sono stati ribattezzati “il sentiero della Coca-Cola” e “il sentiero della carta igienica”. Un altro tipico problema per le zone montane è quello della deforestazione, causata dalla necessità di usare la legna come combustibile: l’ecosistema montuoso del Nepal, un’area che già soffriva precedentemente del problema della deforestazione, ha subito dei forti impatti negativi a causa dell’eccessivo numero delle spedizioni di trekking e del conseguente elevato utilizzo di legna da ardere.

L’inquinamento architettonico costituisce un tipo di inquinamento non solo ambientale, ma anche “culturale” e si verifica quando la costruzione delle infrastrutture turistiche non si adegua allo stile architettonico tradizionale della località, come accaduto nel recente passato in molte località dei Caraibi o del Mediterraneo. Per limitare questo tipo di impatto è importante l’azione pubblica: nell’isola di Mykonos, in Grecia, grazie ad una serie di leggi molto restrittive emanate negli anni ’70 concernenti la conformità delle nuove costruzioni allo stile architettonico locale, l’intervento pubblico ha infatti permesso il mantenimento ancor oggi di un paesaggio urbano gradevole. Analoghe iniziative a tutela del paesaggio sono state prese recentemente alle Seychelles.

Il turismo, inoltre, è strettamente legato alla biodiversità e alle attrazioni create da un ambiente ricco e vario di diverse specie. Ma il suo impatto può essere fortemente deleterio quando il suolo e le risorse vengono sovrautilizzate e quando gli impatti determinati dalla presenza eccessiva dei turisti sulla vegetazione, sugli ecosistemi marini e montani eccedono la capacità di carico fisica della destinazione stessa. Secondo l’ultimo rapporto del Wwf, dal 1970 la popolazione animale delle foreste si è ridotta del 15% circa e quella marina del 35%, ed il turismo, seppur indirettamente, ha contribuito a questo fenomeno.


 

 

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