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Presenze Militari in Sardegna:
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Teulada (7.200 ettari), penisola nel Sulcis Iglesiente è la più grande zona addestrativa straniera che include con diverse "intensità di fuoco" tutta la costa da Capo Teulada a Capo Frasca nel Golfo di Oristano. La zona è usata per esercitazioni aeree ed aeronavali della Nato e della Sesta flotta (tiro contro costa) ed include anche un centro addestramento per unità corazzate. Decimomannu: e' l'aeroporto probabilmente più grande della Nato. La sua superficie è vasta quanto quella di tre aeroporti civili; Si tratta di un vecchio aeroporto rimesso in funzione nel 1955 in seguito ad un accordo tra Germania, Canada ed Italia. Salto di Quirra (12.700 ettari): una vasta zona comprendente poligoni missilistici sperimentali e di addestramento interforze. I poligoni sono situati presso il paese di Perdas de Fegu. Lungo la costa si giunge a Capo San Lorenzo: vi si addestrano unità della Nato e della Sesta flotta con attività nelle varie combinazioni terra-aria-mare. Capo Frasca (1.416 ettari) : poligono di tiro della Nato e Usa. Vi sono situati impianti radar, eliporto, basi di sussistenza. Collegato con Torre Frasca e Torre Grande di Oristano e Sinis di Cabras. Tempio: base Nato per ricerche elaborazioni dati ed impianti radar. Inizialmente vennero installate anche rampe missilistiche nella zona della Limbara, tra Oschiri e Tempio. Tavolara: base Usa per stazione radiotelegrafica ad onda lunga per poter comunicare con i sommergibili La Maddalena- Santo Stefano base appoggio sommergibili nucleari USA
Quando si parla di basi militari in qualunque posto esse si trovano, si devono considerare benefici e svantaggi che la loro presenza comportano. Anche nel caso della Sardegna ci sono benefici. Primo: le ricadute economiche dell'indotto. Secondo: le restrizioni edilizie che una zona sottoposta a servitù militari garantisce. Gli svantaggi, quasi speculari ai benefici. Primo: dipendenza di una comunità più o meno vasta di persone ed imprese dalla presenza di attività militari. Secondo: la limitata disponibilità del territorio per i cittadini nelle aree militari e nelle zone ad esse più prossime. Questo quadro è il più classico che viene disegnato sulla tavola di alcuni dei tanti articoli e studi pubblicati sul tema. Altri riprendono la questione prendendo come riferimento un' orizzonte temporale di lungo periodo e incentrandosi sugli interessi dei cittadini più prossimi alle basi o aree di interesse militare. L'indotto: che genere di lavoro viene svolto dai lavoratori del posto? Quale tipo di reddito viene generato? Gli occupati nelle basi, quando è permessa la presenza di civili italiani(ci sono zone del territorio italiano in cui è vietato o fortemente scoraggiato l'ingresso anche dei militari italiani), svolgono lavori per lo più di manovalanza: pulizia, edilizia e manutenzione. Certamente sul breve periodo è positivo avere 500 o mille buste paghe, ma nel lungo? Non c'è trasferimento di know-how, si crea un' handicap culturale perchè l'esperienza non è riproducibile se non con la presenza di strutture militari o assistite dallo Stato o da grandi realtà produttive. Oltre che creare una dipendenza economica, spesso la chiusura di una base e la conseguente perdita delle buste paghe è usata come arma di ricatto per scoraggiare quanti vogliono impedirne l'espansione o ne contestano la presenza. Per avere 500 o mille e forse più buste paghe "militari" quante ne perdiamo di civili? Qual' è il peso sul turismo(in particolare quello di qualità su cui dovrà puntare sempre più l'sola nel futuro) della presenza militare?[leggi articolo sul turismo sostenibile] Quali considerazioni può fare un turista prima di prenotare una vacanza nel parco alla Maddalena quando viene a conoscenza della presenza dei sommergibili nucleari coinvolti in incidenti mai chiariti per cause ed effetti? Ancora l'impossibilità di sviluppo del turismo in vaste zone terrestri e marine perchè interdette ad attività civili, qual è il danno economico ed occupazionale? Come esempio Capo Frasca: il passaggio di persone ed imbarcazioni nei paraggi della penisola che chiude a sud il Golfo di Oristano è permessa solo la Domenica gli altri giorni è vietata. Grazie alle servitù
militari il territorio è vincolato da abusi edilizi! ??
E' da stupidi dover
avere un vincolo militare per salvare il nostro territorio dagli
scempi. E poi nemmeno tanto salvato dato che i militari le esercitazioni le fanno e con esse anche i danni. Pensiamo alla Fauna, ma anche all'effetto che un'esplosione o il passaggio di un carro-armato ha sulla flora. Possiamo anche considerare l'inquinamento non ufficialmente verificato da uranio impoverito, come le varie sostanze disperse nell'aria e nell'acqua. La presenza di materiale nucleare o altro cancerogeno(mai ufficialmente riconosciuto) e gli errori e/o guasti alle attrezzature e mezzi che li trasportano( il caso della base sommergibili USA a Santo Stefano) il caso di Villaputzu nel Sarrabus la cui vicinanza alla base del Salto di Quirra viene additata come causa(non ufficialmente verificata) del tasso locale di malati di cancro fuori dalla media nazionale. Sono dubbi, alcuni fondati, altri meno, ma rimangono e con essi l'inquietudine dei cittadini per la sicurezza e la salute. Risolvere il problema delle basi e presenze militari è difficile. Bisogna guardare lontano e programmare una graduale liberazione del territorio. Ristabilire o meglio chiarire i doveri dei militari nei confronti del territorio e dei cittadini. Andare incontro agli interessi nazionali di sicurezza militare,ma cercando anche dei termini di risarcimento economici.
1 marzo 2004 Alberto Sanna
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