Questa dinamica forma di protesta consiste niente di meno che nel radunare il più alto numero possibile di persone dotate di mezzi di locomozione non inquinanti e non rumorosi: dalla carriola alla Graziella, dal passeggino ai roller, ma soprattutto di comuni biciclette. I bistrattati (e coraggiosi) ciclisti urbani, i semplici pedoni, le mamme e chi altro se in soprannumero ed adeguatamente compattati in un strada del centro all’ora di punta creano una Critical Mass da sé. Ma la Critical Mass non è solo “un’occupazione di suolo pubblico”. E’ un modo di entrare in contatto, di rendere più sociale e disponibile allo scambio di idee lo spazio angusto e solitamente picchettato dalle auto rappresentato dalla metropoli moderna. L’iniziativa fonde quindi motivazione ecologica con una visione dello spazio vitale di ognuno di noi da una prospettiva tanto naturale e scontata da fare a pugni con la realtà quotidiana. Quella cioè in cui le città vengono pensate a misura d’auto, in cui la preoccupazione maggiore sembra stabilire la direzione dei sensi unici, metafora stessa della concezione odierna di spazio cittadino. Ma anche quella in cui il rumore dei mezzi di trasporto tambureggia nei timpani non meno di quanto lo smog si incolli alla pelle. In un contesto così disposto la Critical Mass rappresenta perciò la maniera più vitale, irriverente e civile di manifestare il proprio dissenso.
Dharmaboy
Le iniziative legate alla Critical Mass si svolgono più o meno regolarmente in tutto il mondo, maggiori informazioni per l’Italia si possono trovare sul sito
www.inventati.org/criticalmass/home.html
mentre per una breve storia del movimento ed una panoramica sulle iniziative a livello internazionale è possibile visitare i siti
www.scorcher.org/cmhistory/
www.critical-mass.org