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Realtà istituzionali e attivismo in un lavoro comune
Creative Commons, la rivoluzione pacifica attraverso il diritto
Il progetto Creative Commons riesce progressivamente a coinvolgere sia le realtà istituzionali sia gli ambiti e le realtà del composito mondo dell'associazionismo, della piccola editoria, dell'attivismo, dell'informazione "alternativa", del giornalismo free-lance.
La necessità di dare una forma legale al Copyleft, ossia il determinare e sviluppare forme giuridiche capaci di rispecchiare quel processo culturale e sociale che trova nel movimento free software il suo principio, che sperimenta attraverso la diffusione di Internet il suo sviluppo (trascendendo l'ambito esclusivo del software stesso per divenire un fenomeno di vasta portata, tutt'ora in espansione ) prende da tempo forma reale nel progetto Creative Commons.
La Creative Commons nasce negli Stati Uniti nel 2001 promossa dall'iniziativa di diversi personaggi (primo fra tutti Lawrence Lessig): giuristi, esperti di diritto informatico, associazioni universitarie, editori, attivisti.
Fonda quindi su solidi presupposti culturali ed intellettuali, e, non secondariamente, su risorse economiche capaci di sostenerne la diffusione. (A riguardo collaborano fondazioni come la MacArthur Foundation e il Center for the Public Domain)

Il "salto qualitativo" del progetto avviene con l'istituzione delle International Commons.
Nell'estate 2003 Brasile, Finlandia e Giappone hanno aderito, rispettivamente attraverso la Fundação Getulio Vargas' Law School in Rio de Janeiro, l'Helsinki Institute for Information Technology e il GLOCOM all'estensione e all'adozione del progetto nei rispettivi paesi.
L'idea di fondo è costituita dalla volontà di sviluppare le licenze nelle singole nazioni in accordo e in compatibilità con i sistemi giuridici locali.
Nel corso di quest'ultimo anno le adesioni, tutte avvenute attraverso prestigiose istituzioni partner, sono diventate una ventina: il progetto è divenuto quindi un fenomeno dalla portata internazionale.
Tra esse è presente dal Novembre 2003 anche l'Italia: il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell'Università di Torino e L'Istituto di Elettronica e di Ingegneria dell'Informazione e delle Telecomunicazioni (IEIIT) sono le nostre partner institutions.

La coscienza dell'esigenza di un appoggio istituzionale, presupposto necessario all'obiettivo principe: il riconoscimento legale delle licenze, è quindi per la Creative Commons un fattore palese ed inequivocabile.
Uno dei punti di forza del progetto, se non il principale, è proprio questo.
E' un aspetto sul quale è opportuno soffermarsi.
La via scelta da Lawrence Lessig con le Creative Commons è ben differente da quella scelta da Richard Stallman con la General Public License.
Se la Gpl comincia solo oggi, e dopo circa vent'anni dalla sua iniziale formulazione, a registrare "vittoria" nella aule dei tribunali, le Creative Commons si trovano fin dal principio supportate, promosse e sviluppate dai referenti privilegiati: giuristi, avvocati, studi legali, dipartimenti giuridici.
Accanto alla direzione istituzionale inoltre, in una proficua "quadratura del cerchio", la Creative Commons riesce progressivamente a coinvolgere gli ambiti e le realtà del composito mondo dell'associazionismo, della piccola editoria, dell'attivismo, dell'informazione "alternativa", del giornalismo free-lance, fino alla capillare e capillarizzata rete dei blogs personali: tutto ciò costituisce per il progetto stesso una poderosa cassa di risonanza a livello mondiale.
Considerati questi presupposti si può affermare quindi con un certo grado di certezza che le Creative Commons, e tutti i progetti ad esse accomunabili, siano candidate in breve tempo a divenire una seria alternativa alle forme di tutela del diritto d'autore attuali.
Ma non solo.
Il modello etico che le Creative Commons "canonizzano", accanto alle modalità tramite le quali esse vengono sviluppate e migliorate nelle diverse liste di discussione del progetto (nelle quali possibile vedere a lavoro, ed è lavoro comune, tanto lo studente o il semplice appassionato quanto un affermato giurista o giornalista) preannuncia forse, fornendone un esempio reale, cambiamenti ben più radicali e auspicabili.