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Emilio
Lussu è stato un grande testimone del '900, un grande personaggio
per la Sardegna: portava valori della nostra isola del nostro popolo. Per
l'Italia come fiero condottiero nella Brigata Sassari durante la 1° guerra
mondiale(leggi articolo) e poi durante la dittatura fascista come fermo oppositore alla
dittatura fascista e fondatore di Giustizia e Libertà.
Credeva nell'Europa e nei suoi scritti degli anni trenta ritroviamo riferimenti
ad un'ideale d' Europa unita riconoscibile come forza politica sul piano
internazionale.
Fra le sue considerazioni sulla situazione politica dell'epoca in Italia:
insisteva sulla necessità di un'alleanza tra comunisti e socialisti come unica
alleanza politica in grado di opporsi a eventi e movimenti reazionari.
Pensava al federalismo come unica via di sistemazione repubblicana per esaltare
le peculiarità locali, come quelle della Nostra Sardegna, senza sfasciare
l'unità dello stivale.
Carattere e storia della
Sardegna e dei sardi in "L'avvenire della Sardegna": di Emilio Lussu
(leggi tutto)
La Brigata Sassari e il Partito Sardo d'Azione: di
Emilio Lussu (leggi
tutto) Oggi
vogliamo raccontare l'esempio di vita della sua compagna, Joyce Lussu che ha
condiviso con l'eroe della Brigata Sassari il lungo periodo di clandestinità in
Francia durante la dittatura fascista. Una figura chiave nella vita di Lussu non
solo sentimentalmente, ma anche nostro parere, per il peso che ha avuto nella
formazione culturale-politica.

Così Joyce Lussu(leggi
la biografia) "raccontava" la Sardegna, i sardi ed il rapporto che Emilio
aveva con la sua gente: "...Attraverso la conoscenza di Emilio sono entrata
nel mondo, nel pianeta. La Sardegna è stata una porta per il mondo, un rapporto
con la gente. Emilio aveva questo straordinario rapporto con la gente...".
"...E' stata la cosa che mi ha colpito di più la prima volta che sono stata ad
Armungia: Emilio era contornato da uomini, donne, pastori, poveri ed era proprio
uno di loro, non si distingueva più. Ogni tre metri, per strada, parlava con
qualcuno, dell'umano, del quotidiano, era una comunicazione paritaria, chiedeva
della pecora malata, del gregge, con qualsiasi persona trovava qualcosa di cui
parlare in modo non gerarchico, che non fosse quello dell'intellettuale che
parla con chi sa meno. Valorizzava anche l'interlocutore più modesto e
analfabeta. E stato per me un grandissimo insegnamento che mi è servito molto
girando per il mondo, incontrando popoli così diversi che mi hanno interessato,
che volevo conoscere.. Trovavo in Emilio un'etica della specie, nell’
identificarsi col proprio simile. Ecco, sul concreto Emilio mi ha dato qualcosa
di più dei miei genitori che pure mi avevano dato tanto...".
Alberto Sanna
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