| Gli Shardana: il popolo del mare
Il popolo sardo ha radici antichissime . I resti umani ritrovati
nella grotta Corbeddu, in località Lanaittu , presso Oliena
risalgono a oltre 10.000 anni prima di Cristo. Nei millenni
successivi si sviluppano varie culture che prendono il nome dalle
località dove sono stati rinvenuti i reperti più importanti: Su
Gorropu, Filistru, Grotta Verde ed altre. Tipici
di questo periodo sono gli strumenti di selce e osso lavorati ,
ceramica variamente decorata vasi in terracotta e pietra. di
particolare rilevanza, il largo uso dell’ ossidiana ( specie di
vetro vulcanico durissimo, che consentiva di produrre punte di
freccia, coltelli e raschietti affilatissimi) che per secoli dai
giacimenti di Monte Arci (Oristano) ha alimentato un florido mercato
attivo in tutto il mediterraneo.
Nell’Età del Bronzo a partire dal 1800 a.C. comincia a svilupparsi
la civiltà nuragica che avrà termine nel 238 a.C. con la conquista
dell’isola da parte dei romani.
Oggi chiamiamo nuragica la civiltà che edificò gli emblemi più noti
della Sardegna : i nuraghi; torri tronco-coniche realizzate con
grandi blocchi di pietra assemblati a secco, senza l’utilizzo di
leganti (calce, fango argilla ecc.) . Essi avevano, probabilmente,
la funzione di abitazione oltre che di punto di avvistamento del
nemico e di difesa. Nell’isola se ne contano oltre settemila, in
diversi stati di conservazione. Presso i nuraghi, nel corso di varie
campagne di ricerca sono state ritrovate svariati manufatti in
bronzo ( più note come “bronzetti nuragici”) che rappresentano i
vari aspetti della religione e della società nuragica: la Grande
Madre, il Sardus Pater, capi tribù, guerrieri, sacerdoti, maghi ecc.
alcune di queste hanno una straordinaria somiglianza con manufatti
di altri popoli del mediterraneo ( es. gli Etruschi) .
Nel periodo nuragico, accanto al popolo dedito alla pastorizia ed
all’agricoltura ve ne era un altro di grandi navigatori e temibili
guerrieri che tra il II ed il I millennio a.C. dalla Sardegna si
inserisce prepotentemente sulla scena del mediterraneo : i Shardana
(i sardi).
Insieme agli Shakalasca (i Siculi), agli Akauash (gli Achei), ai
Luka (i Lici ), ai Tursha (gli Etruschi) ai Libu (i Libi), essi
appartenevano ai “Popoli del Mare” quelle genti indoeuropee che nel
XIII-XII secolo a.C. invadono e mettono a ferro e fuoco il
mediterraneo, distruggendo Corinto, Micene, Ugarit, sconfiggendo gli
ittiti causando il crollo del loro impero. Lo stesso Egitto di
Ramesse II, Il più grande e potente paese del tempo, viene attaccato
e messo in difficoltà.
. Dovevano essere guerrieri davvero eccezionali i Shardana se lo
stesso faraone , dopo ripetuti scontri, non potendo batterli, ne
arruolò un contingente nel proprio esercito e con esso costituì la
sua guardia personale .
E fu probabilmente il contingente di Shardana al seguito del faraone
che , nella battaglia di Qadesh contro gli Ittiti (1270 a.C.) salvò
Ramesse II da una sconfitta che avrebbe cambiato il corso della
storia.
Il nome Shardana deriva da Shardin, Sher-Dan (Principi di Dan) così
chiamati perchè probabilmente erano mercenari che si unirono alla
tribù di Dan durante l’esodo degli Ebrei dall’Egitto verso la
Palestina ( L. Melis ).

La parola SHRND appare per la prima volta in caratteri fenici in una
stele rinvenuta presso l’antica città di Nora; è una prova
importante, ma non l’unica, che attesta l’origine del nome Sardegna
e dei suoi abitanti.
Ma la documentazione più consistente e attendibile che parla del
glorioso passato degli antichi Sardi è soprattutto egiziana : le
iscrizioni ed i bassorilievi dei templi di Abu Simbel, Karnak e
Medinet Habu ed il papiro Harris. I guerrieri Shardana sono
raffigurati con armi ed equipaggiamento diversi da quelli del
“normale” esercito egiziano. Impugnano lunghe spade, hanno lo scudo
rotondo , elmo dotato di corna ed indossano un corto gonnellino:
sono esattamente identici ai guerrieri riprodotti nei bronzetti
nuragici.
Maggio 2005
Mario Sanna
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