HOME CULTURA NATURA IMPRESA STORIA
Home >Storia >Personaggi > Antonio Gramsci >Storia e indifferenza
Torna Su Biografi di Gramsci Storia e Indifferenza Gli Scopritori
|
Nota: testo scritto da Antonio Gramsci nel lontano 1916. Utile riferimento di coscienza collettiva e sensibilizzazione del singolo come elemento creativo della massa. L'articolo sembra rivolto a chi oggi pensa che non cambierà mai niente che è meglio chiudersi in casa a guardare la tv illudendosi con un film o il quiz di turno che il mondo con i suoi problemi e le sue tragedie non esista e sia solo una brutta fantasia. In questo quadro Gramsci ci rende più forti e consapevoli delle debolezze ma anche delle grandi opportunità che la realtà ci offre per crescere e migliorare la nostra vita, la nostra città, la nostra isola, l'Europa e il presente come il futuro di tanti. (Alberto Sanna)
Storia e indifferenza delle masse: È invero la molla più forte della storia. Ma a rovescio. Ciò che succede, il male che si abbatte su di tutti, il possibile bene che un atto di valore generale può generare, non è tutto dovuto all'iniziativa dei pochi che fanno, quanto all'indifferenza, all'assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa dei cittadini abdica alla sua volontà, e lascia fare, e lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada può tagliare, e lascia salire al potere degli uomini che poi solo un ammutinamento può rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia è appunto l'apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell'ombra, perché mani non sorvegliate da nessun controllo tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora. I destini di un'epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati di piccoli gruppi attivi, e la massa dei cittadini ignora. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare, ma la tela tessuta nell'ombra arriva a compimento, e allora sembra che la fatalità travolga tutto e tutti, che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo, chi indifferente. E quest' ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe che apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli è irresponsabile. E alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno, o pochi, si domandano: se avessi anch'io fatto il mio dovere di uomo, se avessi cercato di far valere la mia voce, il mio parere, la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno, o pochi, si fanno una colpa della loro
indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro appoggio morale e
materiale a quei gruppi politici ed economici che, appunto per evitare quel tal
male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano. Costoro invece
preferiscono parlare di fallimenti di idee, di programmi definitivamente
crollati e di altre simili piacevolezze. Bisogna che la catena sociale non pesi solo su pochi, ma che ogni cosa che succede non sembri dovuta al caso, alla fatalità, ma sia intelligente opera degli uomini. E perciò è necessario che spariscano gli indifferenti, gli scettici, quelli che usufruiscono del poco bene che l'attività di pochi procura, e non vogliono prendersi la responsabilità del molto male che la loro assenza dalla lotta lascia preparare e succedere.
|
Ultimo aggiornamento:
20-06-05
by Alberto Sanna