Domenico Millelire:
"L'aquilotto di Barbagia"
racconto di Filiberto Farci
(parte Prima)
Nota: Lo scrittore di Seui Filiberto Farci,
autore di numerose opere letterarie ai primi del Novecento, ha scritto un
libro, " Racconti di Sardegna", dove l'identità e la specificità dell'Isola
sono descritte in racconti alcuni dei quali hanno precisi riferimenti ad
avvenimenti storici.
Il racconto che segue, "L'aquilotto barbaricino" , fa riferimento al
tentativo di conquista dell'arcipelago della Maddalena da parte dei francesi
nel 1793. I francesi furono sconfitti e respinti grazie alle eroiche gesta
del nocchiero Domenico Millelire e delle milizie sarde. Il
personaggio che subì la sconfitta più cocente fu il futuro Imperatore dei
francesi: Napoleone Bonaparte.
La folgorante notizia corse, di villaggio in
villaggio, di regione in
regione, per tutta la Sardegna, giunse fin nelle grandi alture rupestri
intorno al Perdaliana coperte di selve elcine, dove i pastori trascorrevano
la loro vita patriarcale tra greggi e mandre.
I pastori del Perdaliana stavano adunati, quella sera, come solevano nelle
ore di riposo, al rezzo di un grande elce, davanti alla capanna di ziu
Tomianu Bachiddu - che era il pastore più anziano e più autorevole del
luogo - a conversare e a trattare d'affari, quando giunse, polveroso e
trafelato, Baingiu Cabras, giovane capraio, che veniva dal suo vicino
villaggio di Gadoni.
- Sapete? - gridò, con gli occhi accesi di una luce febbrile. - I
rivoluzionari francesi stanno per sbarcare in Sardegna. Una grande armata
navale avanza verso le coste della Maddalena. Si dice che siano circa cento
navi con migliaia di uomini a bordo. Invaderanno l'isola e metteranno ogni
cosa a ferro e a fuoco, per imporre anche su noi il dominio della loro
rivoluzione. Anche qui furanno lavorare la ghigliottina. Sangue e terrore
come in Francia.
Seguì a quelle parole un momento di silenzio attonito.
Parlò, alfine, Bachis Matzeu, il capocaccia, uomo di rude iispetto e di
maschia fierezza.
- Come le hai sapuite queste cose!
- In paese, le ho sapute, poche ore fa. Sono arrivate al Municipio. Ne
parlano tutti. C'è grande agitazione, grande fermento, per le vie... E anche
sgomento, sapete, per il pericolo che minaccia l'isola.
- E, alla Maddalena, cosa fanno? Non si preparano alla difesa?
- Si veglia già in armi, alla Maddalena. Dicono che ci sono già ammassati
migliaia di miliziani. Ma non bastano per tener testa ai rivoluzionari, che
possiedono armi micidiali. Altri e altri uomini occorrono. Perciò hanno dato
il bando, in tutti i villaggi, anche della Barbagia, per chi vuole accorrere
volontario in difesa dell'isola.
Quelle notizie furono confermate da un altro pastore, Tanieli Sirchia, che
in quel momento giungeva da un altro dei prossimi villaggi.
- Tutto vero - disse - ciò che ha riferito Baingiu Cabras. Ho udito dirne
dal nostro parroco, che legge i giornali ed è informato dì ogni cosa e di
ogni avvenimento. Grandi preparativi di resistenza, alla Maddalena.
Centinaia di miliziani galluresi sono concentrati in Palau, al comando di
don Giacomo Manca di Thiesi, e alcune navi - galere e feluconi - vigilano
nell'insenatura di Cala Gavetta. Troveranno pane per i loro denti, i
Francesi!
- Ciò che sgomenta - disse Baingiu Cabras - e lascia perplessi è la
superiorità delle armi di cui dispongono i Francesi. Armi perfezionate,
diaboliche, che fanno, dicono, tremende stragi.
- Contro cuori saldi e petti ben temprati - rispose con fierezza il vecchio
Tomianu - anche le più potenti armi si infrangono.
- Giusto - rincalzò con forza Bachis Matzeu. - Se
riusciranno ad arrivare qui, i sanculotti, come li chiamano, li
scorticheremo vivi. E abbiamo le roncole, qui, se non la ghigliottina, per
fare rinsavire le teste matte.
- Senza dubbio - approvò Antoni Sulas, il mandriano. - Ma è meglio non
lasciarli arrivare. Meglio accorrere per dare mano forte a quelli della
Maddalena.
Intervenne Basili Sogos, il più giovane dei pastori della regione, poco più
che adolescente, primo sempre tra i coetanei nelle prove di forza e di
ardimento, nella lotta, nella corsa, nel nuoto, nel tiro con l'archibugio:
agile e robusto, temprato dalla vita di montagna, con neri occhi ardenti che
gli illuminavano il volto abbronzito sotto un gran ciuffo di capelli
corvini.
- Proprio vero - chiese - che hanno dato il bando, nei villaggi della
Barbagia, per l'arruolamento dei volontari?
- Verissimo - rispose Tanieli Sirchia. - Anche nel m mio villaggio, lo
hanno dato. Provvede il Municipio ad avviare i volontari. Molti sono già
accorsi.
- Quando partono?
- Domani all'alba.
Basili, come si trovò solo, rimuginò a lungo ciò che aveva udito.
Stava seduto su una rupe che dominava la vallata, In faccia al grandioso
paesaggio della montagna.
Le giogaie si snodavono a perdita d'occhio con una galoppata di dorsi
selvosi. I picchi più alti incoronati ili macchioni selvaggi si stagliavano
nitidi nel cielo e sereno e terso, di una purezza di cristallo, di un
azzurro
intenso e profondo che sfumava in trasparenze glauche nelle estreme
lontananze.
sotto il sole di quel pomeriggio invernale, che aveva la dolcezza e il
tepore di un pomeriggio di primavera, si rivelava ogni più minuto
particolare delle montagne e dei picchi: dalle insenature, dove le ombre
mettevano
chiazze bluastre, ai cespugli che vegetavano nelle fenditure e alla
scabrosità delle rocce.
In quella trasparenza luminosa di cielo, in quella levità di aria, le cose
avevano una felice e gaudiosa grazia, una estatica beatitudine: e pareva che
i monti così nitidi, così nettamente sagomati, si trovassero a brevissima
distanza, quasi a portata di mano.
Il sole avvolgeva la selva, immota in una quiete profonda, in un caldo
polverìo d'oro: accendeva su la cima degli alberi un'allegria festosa di
voli e di garriti d'uccelli.
Tutto sereno, tutto dolce. E là giù, pensava Basili, nell'estremità
settentrionale della Sardegna, si addensava, un tremendo uragano di ferro e
fuoco.
Vedeva sangue, strage: vedeva l'isola invasa, oppressa. I suoi pensieri
diventavano cupi. Ombre di tristezza gli scendevano fosche sul cuore.
Alfine Basili sì levò. Aveva preso la sua decisione: diritta e scintillante
come una lama.
Una gran luce gli sfolgorava nel cuore, lo abbacinava.
Si recò a trovare ziu Tomianu Bachiddu.
Il vecchio stava nella sua capanna, intento a scolpire alcune forme di legno
per il formaggio.
- Che vuoi, figlio mio! - chiese, quando lo vide entrare, sospendendo il
suo lavoro.
- Ziu Tomianu - disse Basili. - Sono solo al mondo. Vi considero come un
padre, perché mi avete sempre voluto bene.
- Naturalmente - rispose il vecchio. - Sei cresciuto qui, dopo la morte di
tuo padre, come un mio figlio e sei stato sempre un bravo ragazzo.
- Ho deciso di partire. Vorrei affidarvi, durante la mia assenza, le mie
pecore.
Il vecchio levò la testa, sorpreso. Una testa radiosa nel candore della
chioma d'argento e della gran barba profusa sul petto ampio. Era un
bell' uomo, ancora vegeto e gagliardo: era una vecchia quercia florida e
robusta.
Chiese:
- Hai deciso di partire! E dove vai! La sua fronte si era corrugata. Il suo
volto aveva una espressione grave.
Vado alla guerra contro i Francesi - rispose Basili. Non avete udito ciò che
hanno riferito!
- Ho udito, sì - rispose il vecchio, subitamente rischiarandosi in volto. -
Ora intendo la tua decisione.
Era sorto in piedi, in tutta l'imponenza della sua alta e maestosa
persona. I suoi occhi splendevano di una vivida luce.
- Nobile e generosa idea - soggiunse con calore. - Mi duole di non avere la
tua età. Non partiresti solo.
- Lo so. Avete un grande e generoso cuore, voi. Basili soggiunse:
- Faremo noi giovani la vostra parte. Sono convinto che molti altri
partiranno con me.
- Certo. È il dovere, in questo momento, di tutti i giovani, di tutti quanti
possono impugnare le. armi. Sì tratta di difendere la terra dove siamo
nati, il nostro focolare. Va', figlio mio. Avrò ogni cura del tuo
bestiame. Che il Signore ti assista e dia la vittoria alle nostre armi!
E abbracciò, commosso, con un gesto paterno, il giovine,
II Mattino del 23 febbraio 1793. Le navi francesi bombardavano furiosamente
La
Maddalena.
Rispondevano i Sardi, col fuoco di tutte le loro batterie, piazzate nei
punti strategici dominanti della costa. Si univano, con rapide bordate, dal
porto di Cala Gavetta, dove stavano alla fonda, due galere e un felucone.
Ore e ore durava quel duello di artiglieria.
Intanto gli archibugieri galluresi, appostati negli anfratti della costa,
dietro gli scogli, nei punti più eminenti, attendevano, rodendosi per la
lunga sosta, impazienti di trovarsi a faccia a faccia col nemico.