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                                             Cane Fonnese     Uranio impoverito e povertà in Sardegna                                                                 

La natura, come ambiente di vita, come il fiore sull' albero che troviamo nel giardino di casa,nel parco cittadino o in aperta campagna.  

Cerchiamo sempre un po' di verde e di tranquillità anche quando si fa la Pasquetta o il Ferragosto fuori casa, si cerca la meta e la si vuole raggiungere con gli amici parenti o affini.

L'avventura di una piccola scampagnata  e la scoperta di un' oasi più riservata e protetta dal vento.

Una collina, una piccola montagna, la più piatta e monotona delle pianure, uno stagno o un costone di macchia mediterranea in riva al mare ricco di profumi di corbezzolo e mirto.

Ricordi di campagne immerse nel silenzio di  pecore che girano e pastori che le seguono e le dirigono sotto il sole che picchia,mentre una leggera e fresca  brezza sale dal mare .Chi è stato in Sardegna,ci ha vissuto o ci vive, può raccontare di giornate passate  circondato da queste sensazioni e circostanze.

 

Immagini di Sardegna che rimangono,oggi tante aree, scenografie dei nostri ricordi e sogni sono a rischio o già compromesse. Sul mare nelle coste o in campagna nell'interno dell'isola, molti sono i tentativi riusciti e non di ridicolizzare la Sardegna.

Nell'interno ci ha pensato lo Stato, sulle coste il Privato. Strano incrocio di interessi complementari. Entrambi portavano (portano) forse in buona fede la bandiera dello sviluppo e del riscatto isolano come ariete per abbattere ogni minima  o massima opposizione e dubbio. 

Ottana e la chimica: costruzione di un' impianto petrolchimico nel centro del nulla(risorse per un impianto di chimica nei paraggi non c'erano e non c'è ne sono) giustificato come strumento utile per l'abbattimento del fenomeno del banditismo, che forse ha abbattuto ( non completamente sradicato) ma solo grazie all'aumento del reddito nella zona e non alla crescita della ricchezza intesa come reddito rigenerabile  in loco autonomamente. Come Ottana  l'impianto petrolchimico di  Porto Torres di cui deve essere ancora fatta chiarezza sulle svariate discariche disseminate nel territorio riconducibili a scarti della lavorazione dello stesso impianto. Così ci pensa lo Stato in buona fede(forse) a portare sviluppo(??) sull'isola con interventi per nulla legati alle risorse presenti sul territorio e  senza pensare e far pesare  le valutazioni sull'utilità industriale degli impianti oltre che gli effetti nel lungo e lunghissimo periodo sull'ambiente  e la salute dei cittadini che vivono e vivranno nei paesi e città limitrofe le aree ormai contaminate.

 ciminiere di Ottana

Se all' interno e nella grande industria ci ha pensato lo Stato con il tacito consenso interessato dei privati, sulle coste ci hanno pensato (e ci stanno pensando) i privati a compromettere il territorio e con esso il nostro presente(e futuro)  con il tacito consenso interessato dello Stato o meglio di elementi interni allo Stato.

Consideriamo il tentativo in corso di costruire sulla costa nord orientale ancora più di quanto sia già costruito, qui ci sono  soldi e tanti che girano,in questo caso come in altri  il privato si prefigge portatore di sviluppo e di posti di lavoro per,come li chiamano loro, disgraziati disoccupati sardi.

Forse disoccupati si, ma non disgraziati, crediamo  solo disorientati.  non avendo altra scelta,  appena si fa avanti il furbo di turno che si presenta  con il "Plan" più o meno "Master"  che illude   -facendo credere di avere una  bella torta in regalo per i sardi, tipo quelle dei film americani da cui dovrebbe uscire la dolce e seducente ragazza: lavoro e ricchezza-

 a differenza che poi questa torta in superficie dolce, ha  un' amara sorpresa fatta di  lavori stagionali da lavapiatti sulle coste, dentro umiliazioni di cemento  chiamate "strutture ricettive " e definite indispensabili per lo sviluppo( sviluppo?? forse solo del conto in banca di pochi).

Umiliazione nell'umiliazione. Se si offre un seppur minimo reddito, chi è in necessità per averlo venderebbe anche sua madre.. Scusate la brutalità ma, se c'è chi deve avere il coraggio e la ragionevolezza di saper( e voler) pensare al futuro, non deve fermarsi ad assecondare questo tipo scempi sul territorio, deve sentire il dovere di guardare oltre e di far guardare oltre anche i propri elettori e sostenitori, indipendentemente  dal partito o coalizione.  

Aggiungiamo che per molti degli investimenti previsti o attuati sulle coste sarde i capitali sono delle volte di dubbia se non provata ignota provenienza... L'alternativa  a tutto questo  c'è. Non dobbiamo cedere. Le pressioni vengono da parti del governo nazionale e di quello regionale, spesso ma non sempre province e comuni si oppongono a queste pressioni( ricordiamo il caso del sindaco di Narbolia  legato alla costruzione del campo da golf a  Is Arenas -costa occidentale- ). Nonostante i sindaci siano gli elementi dello Stato più prossimi ai cittadini e siano anche quelli per dimensione e  forza più condizionabili: dal basso(cittadini), dall'alto(regione e governo) ma  anche dai privati che portano legittime pressioni economiche del tipo: se non posso costruire me ne vado io ed anche i miei soldi; ma che spesso sconfinano in minacce indirette di tipo mafioso.  Questi sindaci si oppongono ai soprusi  conquistando l'appoggio di una parte dei sardi e di tante associazioni nazionali e internazionali come WWF, GREENPEACE ed altre.

 

Perchè si resistono? Perchè si oppongono allo scempio?

 Forse hanno in testa un'idea... Sentimento e Ragione: l'idea di Natura come legame tra memoria e pragmatismo, i ricordi ed i sogni si alleano.

Perchè noi dobbiamo stare sotto a degli stupidi padroni venuti da fuori, quando sul territorio viviamo e ci vivremo noi?

Come avere una miniera d'oro e  venderla per un tozzo di pane solo perché non abbiamo gli strumenti per scavarla, l'intelligenza per sfruttarla e la fame ci sta assillando. 

Cerchiamo  di rispondere.

Gli strumenti?                                                                                                                                                                       Ci sono, bisogna solo cercarli: dobbiamo prendere esempio da altre realtà, gli studi sulla fattibilità di uno sviluppo sostenibile ci sono e sono provati da esperienze di altre regioni italiane come Trentino ma anche il più prossimo geograficamente ma non solo Abruzzo.[leggi articolo sul turismo sostenibile]

L'intelligenza?                                                                                                                                                                    è la volontà e la capacità della classe dirigente sarda di saper essere capace .. ripeto.. di saper guardare oltre e di saper convincere la base, anche più scettica che un futuro c'è, ma lo si deve costruire nel presente. Se riescono a farsi rieleggere allora perchè non dovrebbero riuscire a convincere lo stesso elettorato a sostenere non una persona ma un'idea, che poi credo in politica dovrebbero quasi sempre riuscire a coincidere.

La Pagnotta?                                                                                                                                                                           il tema più sentito. Perché chi ha fame ha una elasticità mentale alta sui bisogni del presente mentre per il futuro è molto bassa(non può pensare il futuro perchè il presente lo assilla). Così esce fuori il problema delle risorse finanziarie per guardare oltre, per sostenere il reddito dei cittadini più disagiati ed allo stesso tempio rendere possibile la creazione di ricchezza.  

Abbiamo tante occasioni che,  chi di dovere ha perso e continuerà a perdere se non si dà una mossa.

Solo alcuni esempi ampiamente e gia sin troppo conosciuti: ci sono investitori internazionali che sarebbero pronti a mettere del loro su idee economicamente credibili. Poi ci sono i Contributi dell'Unione Europea: sono tanti e sono stati creati apposta per sostenere le aree più arretrate.

Qualcuno in Europa accorgendosi che abbiamo bisogno d'aiuto ci sta allungando la mano, ..la nostra classe dirigente(non tutta ma quasi)  non ha saputo(non sa) afferrare questa mano e sollevare con essa tutta l'isola.

 

 

                                                                                                                                                                                               

              24 febbraio 2004                                                                                                                 Alberto Sanna

 

 

     

                                                                           

 

                                                                             ultimo aggiornamento:  12-03-07                              by Alberto Sanna