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Gianluigi Gessa: Università e ricerca in Sardegna Scienziato che da trent’ anni rappresenta nel mondo la ricerca neuro-farmacologica italiana più avanzata. Fondatore di una scuola valutata tra le prime 25 istituzioni di ricerca su scala internazionale nel campo della xenobiotica. Gianluigi Gessa è un' uomo risoluto,delle volte sarcastico e coriaceo ma come insegnante aperto e disponibile nel parlare senza facili maschere da feudatario di Facoltà. La fama è mondiale ma la storia del professore è caratterizzata da luoghi ed eventi che hanno come origine e destinazione la terra di Sardegna. Solo per pochi anni è stato lontano: come ricercatore ha lavorato in uno dei “mega” “fanta” centri americani, il National Institute of Healt di Bethesda diretto da Bernard Brodie. Inseguendo la propria leggenda ed il proprio successo privato poteva rimanere negli USA, avere a disposizione milioni di dollari di finanziamenti, attrezzature super avanzate e quante più cose gli servissero per portare avanti i suoi esperimenti. Ha raggiunto il successo e costruito la sua leggenda. Ma non privata, non solitaria seduto sul divano, nel salotto, dentro una signorile casa, di una qualche periferia, di una qualche megalopoli del Nord America. E' leggenda nella sua terra è leggenda tra la sua gente. In un'intervista rispondendo alla domanda se si sentisse orgoglioso della sua sardità rispose : "Naturalmente.. ..voglio parafrasare un detto famoso. Vorrei che ogni sardo, svegliandosi la mattina, credesse di essere in paradiso. Fuori di retorica, questa terra è la mia terra" A trent’anni tornando in Sardegna per fare ricerca ha fatto una scelta difficile, coraggiosa ed orgogliosa che ha cambiato non solo la sua esistenza ma quella di decine di uomini e donne che, seguendo i suoi corsi universitari e lavorando nel suo laboratorio hanno convinto,anche i più scettici, che fosse possibile fare ricerca scientifica di alto livello nella terra dei nuraghi. Gessa in merito a quella “scelta pazza” raccontò: “ Quand’ero negli Stati Uniti ho scoperto con stupore che qualche presunto genio era culturalmente inferiore a miei colleghi finiti a fare i medici della mutua. Sono rientrato in Sardegna anche per questo: volevo trattenere talenti.. ..appena messo piede a Cagliari, mi sono rivolto a un politico d’alto bordo, che è pure mio cugino. Stava alla Regione. Gli ho detto: io ho in cantiere un afrodisiaco. Se mi date soldi, in un paio di mesi è pronto. Dopo qualche giorno mi ha chiamato: niente finanziamenti, mi ha detto, l’impotenza è un problema che non riguarda i sardi". Dopo i fasti americani, il rientro sull’isola fu un salto nel buio: pochi finanziamenti e scarsa disponibilità delle istituzioni a concedere incentivi e sostegni. All’inizio dev’essere stata dura se nei primi mesi della sua attività di ricercatore Gessa era costretto, per mancanza di soldi, a uscire la notte sul tardi e con la sua lambretta andare nelle campagne della periferia del capoluogo sardo per catturare chissà con quale curiosa trappola le cavie: topolini di campagna da usare nel laboratorio per proseguire gli esperimenti su droghe, emozioni e dipendenze. Il professore cagliaritano classe ‘38 oltre la farmacologia ha una grande passione che nonostante l’età non proprio da ragazzino mantiene e coltiva: il windsurf. Beh.. noi ce lo immaginiamo durante un caldo pomeriggio estivo, mettere da parte il camice , uscire dal laboratorio di via Porcell, abbandonando per mezz’ora le sue cavie ed i suoi studenti-ricercatori, per tuffarsi al Poetto con la sua tavola a inseguire la raffica di maestrale raccogliendo magari le idee per qualche nuovo esperimento. Un uomo che scoprendo e aiutando a far capire meglio i legami che sussistono tra droghe, dipendenza ed emozioni ha aperto nuove strade nella ricerca. Ricco di sapere e carico di valori civili, sempre pronto e disponibile con i suoi studenti che da trent’anni lo ripagano dell’impegno e passione invadendo per merito cattedre e posti in importanti istituti di ricerca di tutto il mondo. Seguono il maestro per capacità e passione, per necessità formativa vanno anche all’estero a fare esperienza e l’intenzione di rientrare carichi di nuove idee e conoscenze. Troppo spesso come tanti loro colleghi del continente vengono “intrappolati” e rimangono all’estero. Forse gli manca il coraggio e la forza d’animo di Gessa, forse non ci tengono a fare ricerca sull’isola, forse pensano solo a se stessi ed alla loro carriera? Forse.. Crediamo che uno scienziato, un ricercatore non deve avere bisogno di fare l’eroe per studiare e fare ricerca. Crediamo che questi ragazzi, poco più che trentenni, siano legati alla loro terra, perché hanno la famiglia, perché la conoscono e ci ritrovano ricordi di infanzia, perché ne apprezzano clima e qualità della vita. Ma crediamo che abbiano anche dei bisogni, sono giovani che vogliono diventare uomini: costruirsi una famiglia, avere indipendenza economica, gli strumenti per fare alta ricerca e conquistarsi sul campo i giusti riconoscimenti del loro talento. Troppo spesso ci troviamo davanti ad desolante esibizione di uomini e donne che formate in Sardegna fanno la valigia e migrano oltre oceano. Scoraggiati da una suicida insensibilità della politica e delle istituzioni verso la Ricerca Tecnico-Scientifica e magari ulteriormente avviliti perchè il concorso universitario per cui avevano studiato e lavorato tanto era pilotato. Pilotato da un capetto della Facoltà che ha piacere a dare la borsa di studio del dottorato al cugino dell’amico politico e non al ragazzo 22 enne nato a Baunei, laureato con il massimo dei voti e tesi pubblicata su “NATURE”. Così il nostro conterraneo come tanti nostri connazionali saltano la frontiera. I loro cervelli torneranno sotto forma di idee, intuizioni e prodotti già brevettati che dovremo pagare mille volte più di quanto ci sarebbe costato investire sul nostro giovane ricercatore barbaricino . Succedono queste cose e noi non diciamo niente, assolviamo quasi per educazione le nefandezze di questi piccoli uomini che coperti da leggi, nate per difendere diritti, si permettono di fare i loro giochi e godersi rendite da posizione, feudatari di facoltà che stanno scippando il nostro conterraneo di Baunei e con lui il futuro di tutti noi. Nelle elezioni regionali del
2004 i sardi hanno avuto lo strumento per ricambiare il coraggio
del professore e con lui poter scommettere sui tanti giovani
"conterranei di Baunei" che vogliono scegliere di stare in Sardegna per costruire il
proprio percorso di vita. Gessa in merito alla sua decisione di
candidarsi affianco all'attuale Presidente della Regione spiegò: "Ho
incontrato Renato Soru, l’uomo della Bocconi, di Tiscali, della new
economy. Mi ha chiesto se ero disponibile a collaborare col lui nel
“Progetto Sardegna”, un progetto politico inteso ad evitare
l’impoverimento definitivo dell’Isola. Chiedeva Un ragazzo studia si forma e
cresce all’estero, ma deve poter tornare, dobbiamo poter offrire uno
spazio, un’occasione. L’america la possiamo costruire qui. Forse noi
sardi stiamo iniziando a costruirla, un uomo come Gianluigi Gessa,
con le sue esperienze e il suo coraggio è oggi Presidente della
Commissione Regionale sulla Ricerca e Istruzione: “...potrò offrire idee e conoscenza in due
settori: l’università e la sanità. Nel primo posso suggerire come
migliorare il nostro sistema formativo, come reclutare e far
crescere i giovani talenti. Nell’ambito della sanità la mia
competenza è ristretta al settore delle tossicodipendenze e delle
malattie del cervello. Infine, dopo tanti anni di collaborazione con
la comunità scientifica internazionale, ho intessuto una preziosa
rete di conoscenze e amicizie con le più autorevoli competenze della
medicina internazionale. A questi uomini potremmo chiedere aiuto su
differenti problemi ancora irrisolti della sanità isolana..".
Giugno 2005 Alberto Sanna Articolo pubblicato anche su Sobborghi.org(vai)
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Ultimo aggiornamento:
12-03-07
by Alberto Sanna