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Uranio impoverito e povertà in Sardegna

Ci aveva colpito l'uso da parte del Governo Statunitense di uranio impoverito, proveniente dagli scarti delle centrali nucleari nord americane. Permettendo con questa politica militare, la contaminazione radioattiva delle zone interessate dalle battaglie e dei propri contingenti che, tornando a casa, si ammalavano sistematicamente di cancro.
Credendo che fossero comunque cose per noi lontane, preoccupati, seguivamo l'evolversi della vicenda senza sentirci direttamente interessati.
Poi succede che iniziano ad arrivare anche qui da noi la paura e l'angoscia. Scopriamo che anche nostri militari sono stati contaminati, per lo più sardi impegnati nella ex-Jugoslavia in zone sottoposte a bombardamenti pesanti, durante i quali venivano usati proiettili muniti di uranio impoverito, simili a quelli usati nel Golfo Persico pochi anni prima. Tutti sapevano, o almeno sospettavano, che quei proiettili potevano avere un' effetto devastante sulla popolazione come sui militari, ma niente è stato fatto per evitarlo. Nessuno ha impedito l'uso di armamenti contaminanti, nessuno ha obbligato o almeno consigliato ai nostri militari e alla gente del posto di usare precauzioni e attenzione nel trafficare in prossimità di residui, grandi o piccoli, di missili o altro materiale bellico.
Così, ragazzi sardi di venti anni, do
po qualche mese passato in missione, un po’ per la patria, molto di più per l’indennità di missione, iniziano a stare male: vomitano, dimagriscono e si indeboliscono. Fanno gli esami del sangue, forse pensando che sia solo un po’ di stress post-missione, ma pochi giorni dopo viene detto loro che quella sarebbe stata l'ultima estate, che non si sarebbero mai sposati, che non avrebbero mai potuto abbracciare il figlio o semplicemente invecchiare come tutti i loro amici.
E' Leucemia: un dramma che diventa tragedia nello scoprire che gli ammalati non sono uno solo o due ma sono tanti, troppi. Per molti compaesani, amici e genitori di soldati sardi ammalati, che non accettano di dover seppellire un figlio, comincia un calvario fatto di diagnosi, di pianti, di urla di rassegnazione e di rabbia.

Più la disoccupazione che lo spirito di patria spinge tanti sardi, così come altri meridionali, ad arruolarsi. L'esercito diventa l'unica strada possibile e praticabile per molti. Essere militare sardo non è soltanto andare in missione, è anche lavorare nelle tante (troppe) basi presenti sull'isola. In Sardegna, come nel resto d' Italia, siamo soggetti a vincoli imposti da trattati segreti, gli stessi che ci obbligano a mandare i nostri militari in Kosovo, in Iraq, in Afghanistan e in qualunque altro posto si abbia interesse economico-militare a metterci le mani.
I contenuti di questi documenti sono conosciuti soltanto dagli alti militari e qualche splendido-splendente funzionario del SISMI. Trattati che, durante la guerra fredda, venivano firmati dal governo italiano ma scritti da altri che, con la scusa di difendere la libertà, ci facevano colonia: disponibilità quasi illimitata del territorio italiano, sottoposizione di vaste aree a servitù militare per costituire basi aeree o dell'esercito, porti per corazzate o appoggio per sommergibili nucleari; imposizione di disponibilità come forza militare e diplomatica pressoché illimitata al piacere e al comodo delle forze alleate.
Immaginando di rileggere quei trattati scritti tra inizi degli anni ‘50 e metà dei ’70, all' interno forse potremmo trovare uno strampalato, ma decisamente azzeccato, resoconto di un qualche
funzionario militare della Cia in merito al territorio della Sardegna: ”… L’Italia è una mega portaerei che si affaccia sul mediterraneo, si sporge ad Est e sbircia sul Medio Oriente. All'interno di questa mega portaerei c'è la Sardegna, fa parte della porta aerei ma non ha quel fastidioso problema della gente e delle città: una sorta di ponte libero. Ettari ed ettari non cari, quasi spopolati o comunque abitati da gente, i sardi, tenaci e coriacei ma, come risaputo, incapaci di costituire movimenti collettivi o iniziative comuni. L'isola è povera e per questo facilmente comprabile con qualche centinaia di posti di lavoro nelle basi militari da offrire come mangime a qualche confacente politico nazionale e regionale...” .
Così, nella terra dei nuraghi sono sorte, come funghi, tante basi: Capo Teulada, Salto di Quirra, Santo Stefano, Decimomannu, Capo Frasca, Tempio, Isola di Tavolara. In tutto un territorio di 22 mila ettari chiusi, nei quali l'accesso è concesso solo ai militari per le loro prove, test, addestramenti e simulazioni. Basi militari che, di fatto, non sono più territori sottoposti alla legislazione dei parlamenti regionali e nemmeno di quelli nazionali, in barba alla sovranità del popolo! Oggi come ieri i militari delle nazioni Nato vengono in Sardegna a provare nuovi armamenti, vengono ad insegnare ai propri uomini come si colpisce un carro nemico da 200 metri di distanza, come si bombarda un ponte da un'altura..
L'isola è, suo malgrado, scuola di guerra. Soldati inglesi e polacchi oggi, prima di partire per l'Iraq, fanno le prove di caccia all'iracheno nelle nostre colline, in mezzo al nostro mirto, sul nostro mare.
E noi zitti nelle coscienze perchè magari ci portano qualche busta paga.
Zitti perchè vengono addestrati i nostri stessi militari sardi. Piangiamo quando la malattia se li sta portando via e Zitti… Zitti… diventiamo orgogliosi all'occasione se li si vede in Tv sul fronte di guerra a rischiare di perdere i loro venti anni nel deserto perché ondate di clientelismo scellerato e incompetenze politiche hanno reso la nostra terra povera.
Chiediamoci quanti milanesi ci sono lì al fronte?!
Sull'isola i militari di decine di paesi provano, nelle nostre campagne o sul nostro mare i proiettili ad alta capacità di perforazione fatti di uranio impoverito che useranno poi in battaglia. Non hanno alcun tipo di vincolo, limite o legge da rispettare. Nessuno può fare domande, nessuno può impedire che facciano i loro giochi di guerra senza curarsi se questi possono compromettere la salute e la vita di tante persone. In questo modo, grazie a questa paradossale anarchia-militare, nascono le "sindromi", come quella conosciuta del "Salto di Quirra".

C'è una parte della popolazione nel Sud-Est dell' isola che si è ammalata di cancro, niente di nuovo o di particolarmente speciale, se non fosse che questa così detta "parte" è una percentuale della popolazione molto più alta della media nazionale e di quella riconosciuta come "normale"dall'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità).

Molti dei cittadini ammalati del paese di Quirra sono persone che hanno avuto a che fare con la base, che hanno lavorato all'interno o ci abitano vicino. Uomini, donne, ragazze, ragazzini, bambini che stanno vivendo lo stesso strazio di quei militari che hanno fatto le missioni. Ex-Jugoslavia come il Salto di Quirra, come l'Iraq? Sardi in missione nella propria terra, sardi in missione in terre straniere.
Uomini che combattono guerre che non riconoscono, che non gli appartengono. Chiamati, infine, ad affrontare la guerra di tutte le guerre senza più indennità di missione o senso della patria che li sostenga, ma solo la convinzione che, forse, se fossero nati a Milano...

 

 

Aprile 2005                                                                                                               Alberto Sanna 

 

 

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Ultimo aggiornamento:  12-03-07                              by Alberto Sanna