La leggenda del cane fonnese Astula (parte4)
Non la Astula, che stava accovacciato ai piedi di
Crabieli, levò la testa, rugliò
inquieto, fiutando l'aria. Tornò ad accovacciarsi, con un sordo brontolio di
malumore. Ma Mtibllo dopo, balzò, in piedi, proteso in ascolto, con gli
nodi ardenti accesi come brace, fissi verso il deserto.
K d'ini tratto, con un balzo, scoccò come un dardo, wl avventò fuori del
fortino.
- Astula! - lo richiamò Crabieli, meravigliato e Inquieto. - Astula!
Ma il inastino non ascoltò. Filò dritto su la distesa drlln subbia, sparve
dietro una duna.
- Chi sa - fece Frogenziu - che cosa gli è saltato in testa!
- Temo qualche sorpresa - rispose Crabieli. - Astula non fa così senza
motivo.
Quasi subito, si udì un latrato furibondo, il rumorii di una lotta: poi un
colpo di fucile, un altro, un altro ancora. Contemporaneamente, la vedetta
gridò dall'alto.
- Allarme! I beduini!
Un grande arco di fuoco già balenava intorno al fortino.
Le fucilate nemiche crepitavano.
Squillò, concitata, una tromba. In un attimo, i soldati della guarnigione
accorsero da ogni parte.
- Presto! - gridò il tenente, che era balzato per primo su gli spalti. - Al
vostro posto di combattimento.
Frogenziu Carrus si precipitò nell'interno della ridotta per armarsi.
Crabieli lo seguì, affrettando il passo come poteva.
- Tu - protestò Frogenziu - vattene al riparo. Non ti trovi ancora in
condizioni da combattere.
- Il mio posto è al vostro fianco - rispose reciso Crabieli.
E prese il suo fucile dalla rastrelliera.
- Fa' come vuoi.
Tornarono armati su gli spalti, si misero alle feritoie, uno a fianco
dell'altro.
- Forse è un falso allarme - disse Frogenziu. - Possibile che siano i
beduini?
- Come no? - rispose Crabieli. - Sono proprio loro. Li ho visti strisciare
carponi, dietro le dune.
- Ma come è possibile, mentre fuori ci sono ancora i nostri!
- Si tratta, forse, di qualche colonna sfuggita al rastrellamento.
- E va' a fidarti di questa razza di cani. Pensare che ci ritenevamo al
sicuro, in perfetta tranquillità
E' un guaio, ridotti come siamo a un pugno di uomini.
Non importa. Terremo duro lo stesso. La sparatoria cresceva d'intensità,
come nell'imminenza di un assalto. Intorno al fortino l'arco di fuoco si
restringeva.
I soldati, dietro le feritoie, rispondevano vigorosamente.
Entrarono in azione le mitragliatrici: tempestarono furiose.
L'avanzata nemica fu arrestata.
- Mi preoccupa - disse Crabieli - che il cane non sia ancora rientrato.
- Sta' tranquillo. Se la caverà benissimo. È astuto, quanto coraggioso,
e conosce bene la tattica dei beduini. .
S'interruppe, con l'attenzione concentrata, oltre la feritoia, su un punto
della pianura.
Si udì di nuovo il latrato furioso di Astula.
- Eccolo! - esclamò Frogenziu. - È alle prese
con un beduino.
Anche Crabie li vide, nell'incerto chiarore del crepuscolo, Astula in
lotta con un beduino.
Una zuffa feroce. Il mastino aveva azzannato l'uomo alla collottola, con
la terribile tenaglia delle sue formidabili mascelle, e non abbandonava
la presa. Invano il belluino si dibatteva disperatamente, cercando di
vibrare un colpo con un pugnale che gli si vedeva luccicare in mano.
Uomo e bestia rotolavano nella sabbia, avvinghiati: sparivano, riapparivano
nei dislivelli delle dune.
Crabieli osservava, con ansia, proteso con tutti i sensi, la drammatica
scena.
Anche gli altri soldati guardavano, trepidanti e ammirati, Avevano
sospeso da quel lato il fuoco, a un ordine dell'ufficiale che li
comandava, e attendevano la fine di quell'insolito duello.
- Che cane! - esclamò il tenente, con binoccolo puntato. - Straordinario...
Tiene quel beduino tra le zanne, come un pupazzo...
- Ho paura, però - sussurrò Crabieli a Frogenziu - che gli capiti
qualche guaio, ad Astula.
- Va' là! Se la caverà, come sempre, quel furbacchione.
Ora uomo e bestia erano scomparsi in una insenatura del terreno, dietro la
linea delle dune.
- Non si vedono più...
Si udirono alcuni spari isolati. Poi, silenzio.
La notte cadeva, rapida. Ombre su ombre si accumularono nel mistero del
deserto. Si accesero le stelle con un vivido scintillio di diamanti, di
turchesi, di smeraldi, di rubini, nella vastità del lucente firmamento
africano. Giungevano, a tratti, con i caldi soffi della notte, sentori
selvaggi da remote misteriose lontananze.
Astula non ricompariva ancora.
Crabieli si sentiva ossessionato da quella prolungata-assenza, da quel
silenzio che gli pareva enorme.
- Astula! - gridò. Silenzio.
- Hai voglia di chiamarlo! - disse Frogenziu scherzosamente. - Deve aver
fatto la festa al beduino e ora, gli sta facendo la veglia. Domani, alla
prima luce, lo vedremo ricomparire, leccandosi i baffi, come suole quando
ha assaggiato la selvaggina umana.
Ma Crabieli non si sentiva tranquillo. Un oscuro presagio di disgrazia per
il povero cane lo teneva in tensione.
Vegliò tutta la notte, in ascolto, con le vedette. Di in tratto, a
intervalli, qualche sparo isolato, che punteggiava, il silenzio allucinante
della notte, qualche allarmata- raffica di mitragliatrice. Poi, di nuovo,
silenzio. Un silenzio formicolante di vaghi molteplici rumori: di
misteriosi sibili, di strani sussurri, di brividi, di fruscii.
Ed ecco, a mezzo della notte, un sommesso lamentoso
E' lui, Astula... - disse concitato a Frogenziu, che gli stava accanto. -
Non hai udito?
Proprio non ho udito nulla - rispose il compagno.
Ma il lamentoso uggiolio si ripetè più distinto e, a
mano a mano, crebbe, divenne lagno cupo, che si
prolungava, in un luttuoso lugubre ululato.
Ne sei persuaso, ora? - fece Crabieli.
- Hai ragione. È proprio Astula.
- Certo è stato colpito. Non odi! Sembra che invochi soccorso.
Il lagno della povera bestia si iterava come un lamento umano, diventava
a tratti rantolo.
Crabieli se ne sentiva turbato e sconvolto.
- Io esco, sai - proruppe, d'un tratto, agitato, convulso - Vado a
cercarlo, a trarlo in salvo, prima che sia troppo tardi.
- Ma che ti salta? - lo riprese Frogenziu. - Matto sei?
No, non sono matto. Rifletto e ragiono. Non è una bestia, per me, quel
cane, lo sai, ma un amico fedelissimo. Un amico che mi ha salvato la
vita. Devo abbandonarlo, ora che si trova in pericolo?
- La tua vita è più preziosa della sua - obiettò il compagno.
- Ma poi, come potresti salvarlo, con quel buio d'inferno?
Non potresti orientarti e certamente nelle insidie dei beduini. Bisogna
attendere l'alba, per potersi formare un'idea precisa di ciò che è accaduto
al tuo
cane.
Tutta la notte durò il lamento, ora fioco, ora alto. straziante.
L'alba rischiarò con la sua luce radente l'oceano della, sabbia.
Allora al sommo di una piccola duna, a un centinaio di passi dal fortino, si
potè scorgere una macchia grigia.: Astula.
- Astula - gridò Crabieli. - Qui, Astula! Ma il cane non si mosse. Solo
si udì di nuovo il suo lagno.
- Astula! Astula! - gridò ancora, smanioso, Crabieli.
Venne l'ufficiale che comandava la piccola guarnigione: lo redarguì.
- Stai perdendo la testa? Dimentichi che siamo di nuovo circondati dal
nemico? È una grossolana imprudenza, la tua, per la stessa salvezza del
cane. Il nemico finirà per prenderlo di mira.
Il tenente non si era ingannato. Subito si udì una fucilata, un'altra,
ancora un'altra. E ogni volta un pennacchietto di sabbia schizzava su la
cresta della duna presso il punto dove giaceva il cane.
- Vedi? - disse l'ufficiale. - Ecco il servizio che, hai reso a quella
povera bestia. Ora te la accoppano. Soggiunse:
- È quasi allo scoperto. Se scivolasse un po' giù, nella piega della sabbia,
si troverebbe al riparo e potrebbe salvarsi. Ma si vede che non può
muoversi.
Allora Crabieli perse la testa. Fulmineamente, prima che i compagni si
rendessero conto della sua intenzione e potessero impedirlo, richiamando
tutte le sue energie affrante dalla ferita, si precipitò fuori del fortino.
Superò la distanza che lo separava dal cane: gli piombò vicino, col cuore in
gola,
lo tirò giù al riparo. Ma subito si scatenò una sparatoria furibonda contro
lui. I beduini, certo irritati per quel repentino atto di audacia che
li aveva colti di sorpresa, fulminavano. La cresta della duna dietro la
quale si trovava Crabieli col suo cane, si picchiettò di schizzi di
sabbia, ribollì di piccole esplosioni.
Matto! - esclamò l'ufficiale. - Vero è che quel cane gli. salvato la
vita, ma sacrificarsi così, con la quasi con quasi certezza di lasciarci la
pelle,
è proprio da pazzi.
I beduini rinserravano il loro cerchio intorno il punto in cui si trovava
Crabieli: strisciando carponi, di duna in duna, concentrando il tiro
sul labile riparo dietro quale l'audace si era trincerato.
Crabieli non si sgomentava. Aveva piazzato il fucile su la cresta della
duna e di là cominciò a passare con calma, freddamente, su i primi
assalitori che comparivano. A ogni colpo un beduino ruzzolava,
colpito in pieno
- Ma o anche ammirevole, quel ragazzo là! - esclamò il tenente.
- Però non potrà durare - osservò un sergente. -appena avrà finito le
munizioni, gli balzeranno addosso come belve.
- Senza dubbio - rispose l'ufficiale. Ma subito gli passò un'idea per la
testa.
- Chi sa? Potremo salvarlo. Corse alle mitragliatrici.
- fate un fuoco di sbarramento - ordinò - una cinquantina di metri di là
dal posto dove si trova Deriu. I mitraglieri eseguirono subito, concentrando
il fuoco punto indicato. L'orda dei beduini che avanzava carponi, battuta
in pieno, si scompigliò. Subito si riprese e cominciò a rispondere con un
furioso fuoco di fucileria.
Ma, d'un tratto, i nemici lasciarono le posizioni e ripiegarono in
disordine, come assaliti da un improvviso panico. Infine si precipitarono in
una fuga disordinata, tumultuosa, come un branco di bestie stanate e
invasato da nn subito terrore: balzarono a cavallo, galopparono con un
grande ondeggiare di baracani bianchi.
- Ohe accade! - gridò il tenente all'uomo di vedetta su la torre.
- I nostri! - gridò esultante il soldato. - Giungono i nostri!
Fu, per tutto il fortino, un'esplosione di gioia. Gridi di trionfo.
- Ora viene il bello! - esclamò uno dei soldati. Botte da orbi...
- Pronti per la sortita! - gridò il tenente. - Dobbiamo prendere il nemico
tra due fuochi.
La colonna del capitano Delogu giungeva, al galoppo, in un nugolo di
polvere.
Piombò sul campo dì battaglia, si schierò fulmineamente mente in formazione
di
sbarramento: e aprì su i fuggiaschi un fuoco accelerato di fucileria e di
mitragliatrici.
- Fuori! - gridò allora il tenente Eibichesu ai suoi uomini. - Sotto!
La piccola guarnigione irruppe fuori del fortino, con le baionette inastate:
e subito aprì il fuoco.
Fu il completo sbaraglio del nemico, che si sbandò in una fuga disordinata,
lasciando il terreno coperto di cadaveri.
Poco dopo, le truppe vittoriose rientravano nel fortino. Orabieli Deriu
recò, aiutato da Frogenziu Carrus, il cane ferito.
Lo adagiarono su una coperta. Soldati e ufficiali furono intorno alla
povera bestia, come fosse uno dei più prodi tra loro.
- Bravo, Astula!
- 'l'i sei battuto da eroe.
- Hai salvato la guarnigione.
- Meriti la medaglia.
L'ufficiale medico si era curvato sul cane, lo esaminò attentamente.
- Ha soltanto le gambe anteriori spezzate da una pallottola - disse. -
Guarirà presto. Ora lo fasceremo.
- Puoi dire, bestione, - disse Crabieli, parlando al cane, che lo ascoltava
intento - di averla scampata bella, anche questa volta!
E gli accarezzò, con un gesto affettuoso, la grossa testa. Il cane mugolò
di piacere: gli leccò la mano.
L'ufficiale gli deterse e curò la ferita.
Astula lasciava fare quieto.
Guardava ora il padrone ora l'ufficiale, con gli occhi umani e dolci, che
pareva esprimessero una commovente silenziosa gratitudine.
- Ed ora - concluse il medico, finito che ebbe la sua, opera, volto al
cane, passandogli una mano su la testa - puoi fare anche uno spuntino, se
ne hai voglia.- Altrochè - esclamò Crabieli - E' sempre pronto, Astula agli
spuntini.
Questo, poi, se loè ben meritato.
E gli pose davanti una gavetta colma di rimasugli di carne
e di gallette imbevute di grasso, leccornia favorita del cane: e fu una
festa per Astula.